Il ruolo dell'insegnante in classe: la sinfonia dei molti sé

Il ruolo dell'insegnante in classe: la sinfonia dei molti sé
Articolo di Dott.ssa Simonetta Podda, il . Scritto nella categoria:

Qualche tempo fa mi è capitato di ascoltare una discussione tra alcuni insegnanti.

Ognuno di loro faceva a gara ad attribuirsi la classe peggiore dell'istituto.

Dicevano che la maggior parte dei ragazzi non voleva seguire la lezione, faceva chiasso, disturbava, insomma, concludevano che il loro programma sarebbe stato portato avanti per quei 3 o 4 ragazzi che volevano seguirli, gli altri si sarebbero arrangiati...

Molti insegnanti con cui, spesso, mi trovo a parlare mi dicono esattamente le stesse cose: “Arrivano senza basi, come possiamo fare? Non possiamo rifare il programma da capo”.

Ogni insegnante, in questo modo, scarica questa patata bollente sugli altri.


L’insegnante del ciclo di scuola primaria su quella della materna, quella delle scuole medie inferiori su quella primaria, quella delle scuole superiori su quelle inferiori, l’università su quelle superiori, il mondo del lavoro sull’università e si potrebbe continuare all’infinito.

La domanda che mi pongo è la seguente: «A chi dovrebbe interessare di questi ragazzi?

Non sono forse questi tutti figli di questa società, quelli che magari un giorno, chissà, proprio perché etichettati come perdenti, come nulla facenti, troveremo intenti a delinquere, a sperimentare la loro delusione e la loro dipendenza nella droga, nel cibo, nell’alcool?


Siamo sicuri che non ci interessa?


Non sono forse loro le persone che compongono il nostro mondo e che possono renderlo migliore o peggiore?


A chi importa dunque del loro futuro?


Siamo sicuri che non possiamo far-ci niente?


Quale deve essere, dunque, il ruolo della scuola e, in particolare, il ruolo di ciascun insegnante?»

Credo che il ruolo di insegnante sia uno dei più difficili del mondo: faticoso, dispendioso, snervante.


Credo però, allo stesso modo, che sia uno dei più affascinanti e gratificanti e abbia un ruolo determinante: educare e far divenire un individuo.

E allora, dunque, vi invito per un attimo a mettere da parte il programma scolastico. Verificate il livello di apprendimento dei vostri alunni, le loro competenze di base e prendete questo come base per la costruzione del vostro personale programma.


Vi starete chiedendo: “Come faccio con Luca, con Andrea, con Luisa? Loro non mi ascoltano, non ne vogliono sentire di ascoltare Dante o Petrarca;  Antonio non porta i libri, Simone disturba per tutto il tempo"…

Lo so, è difficile, non ho mai detto che sia un compito facile ma pensateci un attimo, se fosse così non sarebbe neanche stimolante.

La mattina, quando entrate nella vostra aulaosservate i vostri alunni, uno ad uno, nessuno escluso, cercate di capire come è stata la loro giornata - anche per loro può essere stato faticoso stare 5 ore seduti ad ascoltare (immaginatevi al loro posto) – create con loro delle connessioni, conosceteli meglio, fatevi raccontare i loro interessi e da qui partite per intessere con loro delle relazioni e arrivare, attraverso un obiettivo educativo, a quello didattico.

Tratto dal "Diario di scuola" di Daniel Pennac

«Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare.

La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia.

Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia.


E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa solo bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme.


Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica.


Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.


E alcuni colleghi 
insegnanti non sopportano di dover dirigere la banda del paese.


Sognano tutti la Filarmonica di Berlino».

E voi, che ne pensate? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti.

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